Omero – Odissea

VOTO 10.0
Poche storie hanno saputo incantare l’immaginario collettivo come quella di Ulisse, narrata nell’Odissea di Omero. «Narrami, o Musa, dell’eroe multiforme, che tanto vagò, dopo che distrusse la rocca sacra di ...

Poche storie hanno saputo incantare l’immaginario collettivo come quella di Ulisse, narrata nell’Odissea di Omero. «Narrami, o Musa, dell’eroe multiforme, che tanto vagò, dopo che distrusse la rocca sacra di Troia»: fu proprio di Ulisse, infatti, l’idea del cavallo di legno introdotto con l’inganno a Troia, nel cui ventre erano nascosti i soldati greci. Così, dopo dieci anni, la città cadde. In realtà, Ulisse rimase lontano dalla sua casa, Itaca, per ben vent’anni: con la fine della guerra le avventure dell’eroe proseguirono per un altro decennio, principalmente a causa dell’ira di Poseidone, il quale impedì a lungo al protagonista il ritorno in patria, poiché reo di avere accecato il figlio del dio, il ciclope Polifemo

Dopo essere approdato nell’isola di Eea e aver trascorso un anno in compagnia della maga Circe (che è la sorella di Pasifae, moglie del leggendario Minosse e madre del Minotauro), Ulisse riprende il suo viaggio, non senza prima essersi confrontato con l’indovino cieco Tiresia, che lo mette in guardia dal mangiare le vacche di Iperione (alcune versioni dicono di Elio). I compagni di Ulisse, sordi al monito, disobbediscono e, mentre sei di loro vengono uccisi dal mostro Scilla, gli altri periscono a causa di Carridi. Ulisse, ormai solo, approda presso l’isola della ninfa Calipso, che s’innamora di lui e lo tiene con sé per altri sette anni. La tappa successiva dell’eroe è l’isola dei Feaci e anche qui viene soccorso da una figura femminile, Nausicaa, la figlia del re Alcinoo. A questo punto l’“odissea” del protagonista pare essere conclusa e l’eroe può finalmente riunirsi alla fedele moglie Penelope e al figlio Telemaco. C’è però ancora un ostacolo da superare: quello costituito dai Proci, i nobili che si contendono il trono di Itaca, ormai convinti che Ulisse non tornerà mai più.

John William Waterhouse, “Circe”

Il fascino dell’Odissea, come quello della precedente Illiade, è nel complesso intreccio tra soprannaturale e mortale che percorre costantemente le pagine di questi componimenti immortali. Gli dei si trasformano in entità capricciose e vendicative, gli uomini sono in balìa delle volontà divine, oltre che delle loro passioni. Ma mentre il protagonista assoluto dell’Illiade, Achille, è dominato dall’istinto (nota è la leggendaria Ira di Achille), Ulisse è un uomo razionale, talentuoso, che proprio grazie alle sue enormi capacità riesce a risolvere brillantemente le difficoltà. Sono stati trovati numerosi punti di contatto tra le peripezie di Ulisse e l’epopea di Gilgamesh, personaggio legato alla cultura mesopotamica, soprattutto nel loro errare e nella discesa, mentre ancora sono vivi, nell’esclusivo Regno dei morti – Ulisse aiutato da Circe, Gilgamesh dalla dea Siduri.

Come buona parte dei miti ancestrali, fonte preziosa di sapere nelle società arcaiche, anche quelli narrati da Omero hanno costituito una linfa vitale da cui poi si è sviluppata buona parte della letteratura greca antica. In particolare, si tratta di leggende che raccontano il crudele gioco degli dei con gli uomini e di come l’individuo sia raramente in grado di sfuggire al disegno imposto dal Fato.

Narrami, o Musa, dell'eroe multiforme, che tanto vagò, dopo che distrusse la rocca sacra di Troia: di molti uomini vide le città e conobbe i pensieri, molti dolori patì sul mare nell'animo suo, per acquistare a sé la vita e il ritorno ai compagni.


Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».