Victor Hugo – Notre-Dame de Paris

VOTO 9.0
Il ritratto storico di Parigi e la perfetta descrizione dei personaggi (che nelle loro peculiari caratteristiche finiscono col rappresentare l’umanità intera) rendono "Notre-Dame de Paris" un pezzo indimenticabile nella storia della letteratura.

Siamo verso la fine del Quattrocento. Un gruppo di zingari, capeggiati dall’astuto Clopin, giunge a Parigi per festeggiare la Festa dei folli. La zingara Esmeralda è destinata ad attirare su di sé l’attenzione di tre uomini: il campanaro deforme e sordo Quasimodo, il capitano Phoebus (il cui scopo è quello di sedurre la gitana, più che di amarla) e l’arcidiacono, sadico e perverso, Claude Frollo.

Era la metà dell’Ottocento quando il barone Haussmann apportò una vera e propria opera di rinnovamento dell’intero assetto urbanistico di Parigi: fino ad allora, la città aveva mantenuto il suo aspetto medievale, con vicoli stretti e scuri. È proprio in quella Parigi, tetra e misteriosa, che Victor Hugo ambientò Notre – Dame de Paris, laddove spicca la maestosa cattedrale gotica di Notre – Dame, dimora del gobbo, il luogo dove la zingara poté godere del diritto d’asilo. Ed è proprio sulla struttura imponente della chiesa che Hugo punta l’attenzione, in contrasto con gli esseri umani, minuscole creature al cospetto della “Signora” di Parigi. L’epoca medievale viene qui ritratta in tutte le sue zone d’ombra, a partire dal fanatismo religioso, causa di Inquisizioni e impiccagioni, persecuzioni e falsi moralismi, tutti incarnati dal malvagio Frollo, vittima dei suoi istinti, ma anche e soprattutto terribile carnefice.

Nella massa di personaggi più o meno colpevoli di qualche crimine, spiccano Esmeralda e Quasimodo, uniti da un legame che per il gobbo significa l’esistenza intera. È l’unico ad amarla in silenzio, a causa della sua bruttezza e deformità, che per anni lo hanno relegato a spiare la metropoli dall’alto, con la sola “compagnia” dei gargoyles di pietra. L’epilogo del romanzo è dolce e struggente: il ritratto storico di Parigi e la perfetta descrizione dei personaggi (che nelle loro peculiari caratteristiche finiscono col rappresentare l’umanità intera) rendono il libro un pezzo indimenticabile nella storia della letteratura. È grazie a quell’ultimo capitolo, Matrimonio di Quasimodo, che possiamo affermare con assoluta certezza che Victor Hugo ha scritto un autentico capolavoro.

Uno dei due scheletri, che era di donna, aveva ancora qualche brandello di veste di una stoffa che era stata bianca, e gli si vedeva intorno al collo una collanina di semi di azedarach con un sacchettino di seta, ornato di pietre verdi, aperto e vuoto.
Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».