Milan Kundera – L’insostenibile leggerezza dell’essere

VOTO 8.5
Nell'84 forse neanche Milan Kundera sapeva, allora, di aver scritto uno dei grandi capolavori della letteratura contemporanea: "L'insostenibile leggerezza dell'essere".

Quando L’insostenibile leggerezza dell’essere viene pubblicato, nel 1984, Calvino lo definisce «il vero avvenimento dell’anno nel campo del romanzo su scala mondiale». Forse neanche Milan Kundera sa, allora, di aver scritto uno dei grandi capolavori della letteratura contemporanea, un libro che rimane in equilibrio tra filosofia, narrativa e storia. L’autore, infatti, ambienta le vicende nella Praga di fine anni ’60, durante l’occupazione sovietica, e le storie dei protagonisti si svolgono tra questa grande città, la Boemia, Zurigo e un piccolo paesino di campagna, quasi a delineare, anche geograficamente, un percorso da seguire.

Potrebbe semplicemente essere la storia di due coppie di amanti, Tomàs e Tereza, Franz e Sabina. Le loro vite si intrecciano, dando vita a rincorse e fughe, a giochi senza fine e a moti d’animo che uniscono sentimenti e dura realtà (i contrasti socio-politici dell’epoca). Poi, però, subentra la forza di Kundera, la rappresentazione di ogni umanità e la descrizione dell’inesorabile scorrere delle vite. La sua voce, nel romanzo, è un altro personaggio che si insinua nella storia, e che fa procedere gli eventi in modo atemporale, producendo caos nell’ordine delle cose, nella memoria e nel destino. L’autore fa ciò che gli riesce meglio, analizzare l’essenza di ogni essere umano, e con essa quello speciale rapporto che chiamiamo amore.

Così Tereza vuole imparare la leggerezza del vivere, mentre Sabina, dopo averla trovata, ne subisce il peso. Tomàs non sa dialogare coi propri sentimenti, e Franz resterà sempre un sognatore. La leggerezza rende gli uomini liberi solo per metà: apre immense possibilità ma non lascia significato, né valore. Secondo Kundera «l’uomo vive ogni cosa per la prima volta senza preparazione, come un attore in scena senza aver mai provato». Questa difficoltà, però, in qualche modo ci deresponsabilizza, rendendo le nostre scelte “leggere” o “pesanti”. Questa è la vita, istanti irripetibili senza seconde possibilità, e tutto ciò che ci appare sostenibile, rivelerà presto il suo peso. Ecco perché ciò che avviene solo una volta non ha valore e l’uomo, che ricerca la felicità nel desiderio di ripetizione, si annulla in questa ricerca.

Le coincidenze, leggere o pesanti che siano, spingono i personaggi al nocciolo estremo dell’umano: non eroi ma contenitori di dubbi e paure. Kundera arriva al limite e scava nella materia di cui siamo fatti. Si pone al centro di questo “modello” ai cui lati ci sono i personaggi, che si allontanano e si avvicinano con il potere del caso, dell’immaginazione e della storia. La leggerezza dell’essere cozza contro il bisogno di dare un significato alla vita, ammesso che anche questo non sia un paradosso insostenibile.

Se la prese con se stesso, ma alla fine si disse che in realtà era del tutto naturale non sapere quel che voleva. Non si può mai sapere che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle vite future.
Donato Bevilacqua
L'autore

Laureato in comunicazione multimediale all'università di Macerata, mi occupo da anni della sezione letteratura de La Bottega di Hamlin. Coordino la redazione di vari magazine online e collaboro con enti, istituzioni ed associazioni per l'organizzazione di eventi e la promozione del territorio.