Leonardo Sciascia – Una storia semplice

VOTO 8
"Una storia semplice" di Leonardo Sciascia racconta una vicenda di mafia e droga, anche se l’autore non nomina mai in modo esplicito né l’una né l’altra.

Leonardo Sciascia ha dimostrato che non esiste una Sicilia, ma molteplici Sicilie, «forse infinite». Una storia semplice è uscito in libreria il giorno della morte del suo autore, nel novembre dell’89. Questo breve romanzo è ispirato a un fatto realmente accaduto la notte del 17 ottobre 1969, quando l’opera di Caravaggio Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi venne trafugata dall’oratorio San Lorenzo a Palermo, e mai più ritrovata.

Nel libro di Sciascia, Giorgio Roccella, un vecchio diplomatico in pensione da anni residente a Edimburgo, torna in Sicilia e scopre nella sua casa a Monterosso, in contrada Cotugno, un dipinto rubato tempo prima. È la notte del 18 marzo 1989, si celebra San Giuseppe: l’uomo telefona al commissariato, richiedendo l’intervento di una pattuglia. Il brigadiere che risponde alla chiamata annota con scrupolo i dati dell’interlocutore e li comunica al commissario, il quale sostiene che si tratta quasi sicuramente di uno scherzo, poiché la casa da cui proviene la telefonata è disabitata da anni. Tuttavia, il brigadiere decide di fare un controllo il giorno seguente e scopre, così, il cadavere di Roccella, accompagnato da un enigmatico biglietto che fa pensare a un suicidio.

Il brigadiere non crede a questa ipotesi: è più probabile che l’uomo, dopo la telefonata alla polizia, si sia messo a scrivere un messaggio e che qualcuno, giunto nell’abitazione, lo abbia ucciso, inscenando il suicidio. A rafforzare l’idea dell’omicidio è la deposizione del professor Carmelo Franzò, vecchio amico della vittima, che Roccella aveva chiamato la sera precedente dalla casa di campagna, stupito per la presenza di un telefono che, prima della sua partenza, non c’era. Cos’è accaduto davvero quella notte? Chi ha ucciso Roccella? E, soprattutto, il suo omicidio è collegato alle misteriose morti di un manovale e del capostazione di Monterosso?

Un libro bellissimo, una vicenda di mafia e droga, anche se l’autore non nomina mai in modo esplicito né l’una né l’altra. Una storia semplice solo nel titolo, in realtà estremamente complicata, che svela gli intricati rapporti fra la criminalità e le istituzioni. Un racconto in cui la corruzione prevale sugli ideali del brigadiere, l’unico personaggio alla ricerca della verità: infine, un explicit amaro testimonia l’ennesimo caso di impunità.

Pensò di tornare indietro, alla questura. Ma un momento dopo: «E che, vado di nuovo a cacciarmi in un guaio, e più grosso ancora?». Riprese cantando la strada verso casa.
Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».