Joël Dicker – La verità sul caso Harry Quebert

VOTO 8
"La verità sul caso Harry Quebert" è un romanzo che, una volta iniziato, non si riesce ad abbandonare, finché non si è giunti fino all'ultima pagina e si prova una sorta di dispiacere, come quando un caro amico ci abbandona all'improvviso.

Harry Quebert è uno stimato professore in una piccola università e vive ad Aurora, nella splendida Goose Cove, una casa accanto all’oceano. A metà degli anni Settanta ha firmato un romanzo strepitoso, Le origini del male, scritto proprio ad Aurora, dopo il trasferimento da New York. Nella metropoli Quebert era un modesto insegnante e, all’improvviso, aveva deciso di lasciare tutto, per trasferirsi in un luogo tranquillo dove scrivere quel libro, quello che doveva essere, a tutti i costi, un capolavoro (e, in effetti, lo è stato). Nel 2008, però, accade qualcosa: il cadavere di Nola Kellergan, una giovane scomparsa nel ’75 ad Aurora, viene ritrovato sepolto nel giardino di Goose Cove. Si scopre così che il trentaquattrenne Quebert aveva avuto con la ragazza (all’epoca quindicenne) una relazione e che Nola era stata uccisa proprio trent’anni prima, poco dopo la sua scomparsa. Il suo assassinio pare essere legato a quello di un’altra donna, un’anziana che, una notte, aveva visto Nola fuggire nel bosco, inseguita da un uomo.

Quell’uomo era Harry Quebert? Tutti ad Aurora sono pronti a puntare il dito contro di lui. Tutti tranne Marcus Goldman, il Formidabile (così lo chiamavano alle scuole superiori insegnanti e allievi), un ex studente di Quebert. Marcus Goldman è diventato a sua volta uno scrittore affermato, dopo un primo e folgorante romanzo che lo ha reso ricco e famoso: un eccezionale talento quello del Formidabile, il quale però, davanti all’impresa del secondo romanzo, si ritrova a vivere il terribile blocco dello scrittore. Proprio per questo Marcus chiede dei consigli a Quebert ma, poco dopo una visita a Goose Cove, scoppia lo scandalo che travolge il suo maestro: Goldman si rifiuta di credere che il suo ex professore, mentore e padre putativo possa essere un omicida. Inizia così a indagare, alla ricerca della verità sul caso Harry Quebert. Un caso che un editore senza scrupoli intende trasformare in un libro.

Romanzo che omaggia La macchia umana di Philip Roth e Lolita di Vladimir Nabokov, La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker è strutturato in capitoli introdotti, di volta in volta, da delle brevi lezioni sulla scrittura e sull’essere scrittori tenute da Quebert a Goldman. Il romanzo è ambientato nel 2008, ma l’autore inserisce anche dei flashback nel 1975, raccontando da una parte l’ossessione amorosa di Quebert per Nola, dall’altra la fitta rete d’inganni costruita in trent’anni, non solo in relazione all’omicidio della Kellergan, ma intorno allo stesso Harry Quebert.

Nella scrittura realtà e finzione s’intrecciano, si mescolano, ed è difficile capire dove finisce la prima e inizia l’invenzione – ci si chiede, addirittura, se quanto raccontato da Dicker non sia stato tratto (o ispirato) da un fatto di cronaca realmente accaduto. Basta inoltre anche un solo dettaglio per cambiare completamente una storia e di questo se ne accorgerà il buon Goldman, che un libro sul caso di Quebert lo scriverà davvero, senza, però, cogliere immediatamente la verità dei fatti e scoprendola solo in seguito, in tutta la sua schiettezza e, talvolta, crudeltà (lo stesso Goldman non è poi così Formidabile, è anzi un falso, una bugia, un individuo costruito, incapace di affrontare la vita e avversari che potrebbero distruggere l’immagine vincente che il ragazzo ha dato pubblicamente di sé).

Ne La verità sul caso Harry Quebert nulla (nel bene e nel male) è come sembra, anche se, come suggerisce Goldman a Quebert, «la grande tragedia dei sentimenti» è che la verità spesso non cambia ciò che proviamo per gli altri. L’opera è anche un racconto sulla scrittura, sul suo potere di salvare e, nello stesso tempo, di condannare, nel primo caso l’uomo di talento, nel secondo il mediocre. Un romanzo che, una volta iniziato, non si riesce ad abbandonare, finché non si è giunti fino all’ultima pagina: a quel punto, si prova una sorta di dispiacere, come quando un caro amico ci abbandona all’improvviso, perché «un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito». E questo vale senza dubbio anche per La verità sul caso Harry Quebert.

"Ernie, tu farai grandi cose nella vita. Io credo in te." "Ma ormai sono troppo vecchio. Ho la vita dietro le spalle." "Non è mai troppo tardi, Ernie. Finché non moriamo, la vita l'abbiamo tutta davanti."
Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».