James Joyce – Dedalus

VOTO 9.0
Stephen Dedalus è una sorta di alter ego di Joyce, giovane allievo in un collegio di gesuiti, che, progressivamente, prende le distanze dal sistema di valori in cui è cresciuto, in aperta polemica con le istituzioni.

Dedalus (1916) è un romanzo «illuminante per la comprensione dell’opera di James Joyce», e lo si capisce fin dal titolo originale inglese, A portrait of the artist as a young man, ovvero «il ritratto dell’artista da giovane» (nella traduzione italiana lo si può trovare anche con quest’ultimo titolo, oltre che con il sopra citato Dedalus).

Stephen Dedalus è una sorta di alter ego di Joyce, giovane allievo in un collegio di gesuiti, il quale, progressivamente, prende le distanze dal sistema di valori in cui è cresciuto, in aperta polemica con le istituzioni. Sono anni particolari non solo per Stephen, ma per l’Irlanda intera, momenti che Joyce ha trattato – in modo piuttosto critico – nelle varie “puntate” dedicate ai dubliners.

La paralisi fisica e mentale della gente di Dublino è il simbolo di quella politica e religiosa in cui versa la cattolicissima nazione, ed è proprio da questa paralisi che parte il risveglio intellettuale di Stephen: una nuova coscienza di sé che si rispecchia nella scrittura di Joyce, che passa dal metodo narrativo semplice e lineare del primo capitolo, dedicato a Stephen da bambino, a una narrazione sempre più complessa ed articolata nell’ultima parte, in cui il giovane, tormentato da mille interrogativi, opta per l’esilio volontario.

Politica e religione costituiscono i due fulcri intorno ai quali si sviluppano le riflessioni – e i turbamenti – del giovane Dedalus: ampio spazio trovano il ricordo del politico irlandese Parnell e la polemica contro la Chiesa cattolica, considerata la responsabile di buona parte dell’immobilismo in cui versa la realtà irlandese contemporanea all’autore.

Il nome dello stesso personaggio, Dedalus, è un richiamo alla figura mitologica del famoso architetto, costruttore del labirinto voluto da Minosse, re di Creta, per rinchiudere il Minotauro, la mostruosa creatura metà uomo e metà toro. Imprigionato all’interno del suo stesso labirinto, Dedalo costruisce delle ali di cera e piume, per sé e il figlio Icaro (il quale, incurante dei consigli paterni, si avvicina troppo al sole: la cera delle ali si scioglie e il malcapitato precipita).

Il volo di Dedalo e la sua libertà dal labirinto costituiscono una metafora delle scelte di Stephen, deciso ad emanciparsi da tutto quello che compone la sua identità passata, sia ciò una nazione o una famiglia. Stephen se ne va, rifiutando qualunque forma di servilismo e sottomissione, decidendo di esprimere sé stesso nel modo più libero ed integro possibile, scegliendo come uniche armi di difesa e lotta «il silenzio, l’esilio, la scaltrezza».

Il passato si consuma nel presente e il presente vive solo perché genera l'avvenire
Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».