Hans Fallada – Ognuno muore solo

VOTO 9
"Ognuno muore solo" racconta la storia di una coppia di Berlino, che sceglie di opporsi al regime. Dal libro è stato tratto un film, in concorso alla 66esima edizione del Festival di Berlino (11 al 21 febbraio 2016).

«Spesso l’autore si è rammaricato di dover tracciare un quadro così fosco; ma una maggior luce sarebbe stata una menzogna» [prefazione di Ognuno muore solo].

Primo Levi ha definito l’opera di Hans Fallada «il libro più importante che sia mai stato scritto sulla Resistenza tedesca al Nazismo», perché, appunto, la protagonista di questa storia è una coppia di Berlino, che sceglie di opporsi al regime. La vicenda è ispirata a fatti realmente accaduti nella Germania hitleriana tra il ’40 e il ’42: lo scrittore ebbe diretto accesso al fascicolo della Gestapo sulla vicenda, un plico di circa 90 pagine, di cui viene fatta menzione nel saggio Sulla Resistenza che nonostante tutto i tedeschi opposero al terrore hitleriano (che potete trovare in appendice al testo).

Anna e Otto Quangel sono persone comuni, «poveri eroi» in un mondo sull’orlo del collasso. Lei è una casalinga, lui lavora in una fabbrica: sconvolti dalla morte del figlio in guerra, iniziano a distribuire a Berlino delle cartoline che inneggiano alla ribellione. I coniugi Quangel, fedeli alle proprie idee fino alla fine, sanno che potrebbero venire scoperti, magari per colpa del “nemico” che si nascondeva proprio nella porta accanto, nel vicino che spiava e poi denunciava. I due sanno di compiere un atto che li porterà ad isolarsi dalla massa e ad andare incontro a una morte certa e in solitudine – l’«ognuno muore solo» del titolo. Con questo libro Fallada intende dare volto alla Germania reazionaria, il più delle volte messa in ombra dal generale sostegno al regime o dall’omertà collettiva.

Fallada racconta la tragica condizione di un Paese schiacciato sotto il doppio peso di un totalitarismo e di una guerra. Ognuno muore solo è romanzo intenso e stupendo, dimenticato per tanto, troppo tempo, e riscoperto solo grazie alla pubblicazione negli Stati Uniti. «Ha qualcosa dell’orrore di Conrad, della follia di Fëdor Dostoevskij, della minaccia rabbrividente di Capote in A sangue freddo» è stato scritto sul New York Times: orrore, follia e minaccia sono, in effetti, tre parole chiave che ben descrivono sia il libro sia la vita del suo sfortunato autore. L’esistenza di Fallada fu, infatti, martoriata da una dipendenza dall’alcol e dai farmaci, unita a una malattia mentale che lo accompagnerà fino alla fine. Ricoverato più volte all’interno di strutture psichiatriche, Fallada scrisse il suo romanzo poco prima di morire, nel tardo ’46.

Da Ognuno muore solo è stato tratto un film, Alone in Berlin, per la regia di Vincent Pérez e con protagonisti Emma Thompson, Brendan Gleeson, Daniel Brühl. La pellicola verrà presentata in concorso alla 66esima edizione del Festival di Berlino (11 al 21 febbraio 2016).

Perché in ogni occasione vedeva che si faceva una costante differenza tra i cittadini non iscritti e i membri del partito. Anche il peggior membro del partito aveva più valore del migliore cittadino non iscritto. Se uno era nel partito si poteva permettere di tutto: non era facile che gli capitasse qualche guaio. Questo lo chiamavano "fedeltà per fedeltà".
Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».