Giovanni Cocco – La promessa

VOTO 7
Con 'La promessa', Giovanni Cocco fa una riflessione sulla contemporaneità e sulla vita. Un romanzo tra memoir e non-fiction novel che rilegge il disastro aereo della Germanwings del 24 marzo 2015.

La promessa (Nutrimenti) segue una traccia aperta dallo stesso Giovanni Cocco tempo fa, con La Caduta, primo dei 3 volumi che dovrebbero costituire l’opera completa dell’autore. La promessa non solo segue la stessa strada, ma la allarga, diventando un libro che contiene la contemporaneità e una profonda riflessione sulla vita.

Giovanni Cocco (leggi l’intervista all’autore) non nasconde lo sconvolgimento che ha creato in lui l’incidente aereo di le Vernet, quello del 24 marzo 2015 con protagonista il volo 4U9525 della Germanwings partito da Barcellona con destinazione Düsseldorf, precipitato sul massiccio delle Alpi. Quel giorno il pilota, Andreas Lubitz, ha deciso di suicidarsi, portando con sé 144 passeggeri e 6 membri dell’equipaggio. Da questo episodio Cocco riprende il suo costante lavoro di interfaccia con la realtà, e da qui collega La Caduta con i personaggi di questo nuovo romanzo, Vincent De Boer su tutti. L’ex giornalista torna in campo, proiettato sul luogo del disastro proprio perché in quell’incidente sembra esserci qualcosa che lo riguarda, qualcosa che può legarlo alla personalità del carnefice. In quella storia Vincent ha bisogno di trovare un senso, che possa aiutarlo anche a trovare un senso nella sua vita.

Giovanni Cocco scrittore
Giovanni Cocco, autore de ‘La promessa’

Come per il precedente romanzo, La promessa ripropone un fatto di cronaca realmente accaduto per diramare alla collettività il senso della letteratura. Il gesto folle di un uomo diventa immagine universale attraverso cui Giovanni Cocco sollecita lo scrittore ad un rapporto diretto e sincero con la Storia, col mondo, con l’umanità e con se stesso. Tutti questi livelli sono contenuti in una struttura che prende fin da subito quasi le sembianze di un monologo, quasi una confessione di De Boer posto di fronte alla contemporaneità e al suo io più profondo da un fatto di cronaca. «La scelta del genere, dal punto di vista dell’io narrante adottati non poteva che ricadere su un genere ibrido e poco praticato in Italia, che mutua approcci e subisce influenze che vanno dal memoir al cosiddetto non-fiction novel». Giovanni Cocco fa de La promessa uno strumento crudo, diretto, essenziale e a tratti cronachistico attraverso il quale svolgere la doppia funzione di legarsi alla realtà descrivendola, da un lato, e di proporre un nuovo modello di contatto tra letteratura scritta, cronaca e spazio “umano”.

Continua e con successo, Giovanni Cocco, a destabilizzarci circa la classica divisione di ruoli tra autore e personaggio, tra scrittore e lettore, tra strumento e protagonista. Esattamente come ne La Caduta, La promessa prosegue un momento in cui l’Uomo e la Natura sono indissolubili e, anzi, sono quasi uno la causa e conseguenza dell’altro. Quale sia il punto di partenza, però, non è dato saperlo, o rimane nell’ambito dell’intimità personale di ognuno. Ciò che conta è che lo spazio letterario si unisce allo spazio reale della cronaca, per influenzare definitivamente lo spazio del personale.

Alla base della tragedia non vi è alcuna motivazione comprensibile con gli occhi della pietà umana, se non la scelta deliberata di un solo individuo, quello che Agostino chiamava libero arbitrio, la possibilità di scegliere che Dio ha concesso agli uomini.
Donato Bevilacqua
L'autore

Laureato in comunicazione multimediale all'università di Macerata, mi occupo da anni della sezione letteratura de La Bottega di Hamlin. Coordino la redazione di vari magazine online e collaboro con enti, istituzioni ed associazioni per l'organizzazione di eventi e la promozione del territorio.