Breece D’J Pancake – Trilobiti

VOTO 8
La capacità di D'J Pancake di farci entrare nei suo racconti, come se li stessimo vivendo noi stessi in prima persona, è disarmante: la recensione di 'Trilobiti', riproposto a maggio 2016 da minimum fax.

Trilobiti, prima e ultima opera di Breece D’J Pancake, è un esordio sincero e sorprendentemente ricco sia dal punto di vista linguistico che dal punto di vista emotivo. Una raccolta di racconti che viene letta come un album di vecchie fotografie ingiallite dal tempo. Fotografie di famiglia o anche di una intera comunità dove tutti si conoscono con il nome di battesimo e parlano (o sparlano) gli uni degli altri, con quel misto di benevolenza, abitudine e bonaria cattiveria di cui tutti i piccoli paesi sono intrisi. Sembra di vederli, i pezzi di nastro adesivo sporco agli angoli delle foto e sotto poche righe: una data, magari solo un nome. Una foto, un racconto. Distinti gli uni dagli altri, ma facenti parte di un tutto ben comprensibile, legati da nodi flessibili, che si allungano, ma che rimangono comunque insieme.

La capacità di D’J Pancake di farci entrare nei suo racconti, come se li stessimo vivendo noi stessi in prima persona, è disarmante. L’uso del tempo presente, un linguaggio pieno di immagini, la descrizione intima di ogni personaggio, sono strumenti indispensabili per rendere ogni parte intensa, vissuta, di valore. Quel valore che ci fa sentire parte di una storia. La stessa storia dell’autore che sembra parlare di lui, della sua famiglia, del suo lavoro, dei suoi amici, delle sue storie d’amore.

Appare chiaro, anche aiutati dalla prefazione scritta da John Casey amico di D’J Pancake, come molti dei racconti siano autobiografici e raccontino eventi accaduti allo stesso scrittore. Il suo linguaggio è schietto e diretto, non è inquinato da agenti esterni, come potrebbero essere le letture dell’autore, la sua cultura personale. È un linguaggio puro, proprio di Pancake, che ci apre la porta direttamente al suo pensiero, al suo modo di essere e di vivere. Al suo essere «volpe con una tana», come lui stesso si autodefinisce nella lettera di presentazione alla Mary Roberts Rinehart Foundation, posta in conclusione del libro. Un libro che non può essere non letto, anche solo per assaporare le parole incontaminate dell’autore.

Il buio è la cosa migliore. Non ci sono volti, non ci sono parole, solo il tepore della pelle, qualcosa di buono vicino, qualcosa in cui perdersi. Però quando la prendo, so quello che ho tra le mani: il corpo di una ragazzina che non si muoverà né per abitudine né perché gode, una bambina che gioca alla puttana, e mi sento un mostro con lei, per colpa sua.
Claudia Arena
L'autore

Da sempre leggo e da sempre scrivo. Mi sono innamorata della poesia ascoltando Alda Merini leggere la sua Terra Santa. Mi appassiona l'arte in ogni sua forma. Cerco di esprimere la mia creatività con la scrittura, in versi, principalmente. Amo i gatti, il mare e il deserto