Boileau-Narcejac – Le incantatrici

VOTO 6.5
Con 'Le incantatrici', Boileau-Narcejac non arrivano a toccare i livelli supremi che raggiungeranno qualche anno più tardi con 'I diabolici', ma già forniscono qualche indizio sul loro modo di concepire il noir.

La casa editrice Adelphi, con Le Incantatrici, prosegue nello splendido lavoro di recupero e ripubblicazione delle opere della più grande coppia della letteratura noir, Boileau-Narcejac. Dopo I diabolici, ora è la volta, appunto, de Le incantatrici, romanzo del 1957 che in Italia appare come inedito e da cui, nel 1960, Serge Friedman ha tratto un film interpretato da Alice ed Ellen Kessler.

Protagonista della storia è Pierre Doutre, che al funerale del padre Alberto, celebre illusionista, vede per la prima volta un’incantevole ragazza bionda. Inizia da qui una specie di sogno, o di incubo – dipende dai punti di vista –, che proietta Pierre e il lettore in un’altra dimensione. Il protagonista vede infatti un’altra ragazza, identica alla precedente, e non può far altro che pensare che sia una fata capace di sdoppiarsi. Quando il sogno svanirà, scoprirà ben presto che l’incanto deriva proprio da due ragazze uguali, e ugualmente ammalianti. Nel ricordo del padre e del legame particolare che lo legava a lui, Pierre decide di intraprendere la stessa carriera di illusionista, sfruttando proprio le due ragazze e la loro somiglianza con la madre Odette, che muove i fili della sua esistenza.

Boileau-Narcejac
Boileau e Narcejac

Le incantatrici è un romanzo del doppio, insomma, una storia che vede al centro il fascino femminile che si trasforma poco a poco in ambiguità. Pierre sarà vittima di un gioco perverso, perderà le sue certezze, confonderà realtà e finzione, eros e morte, innocenza e colpa. Il suo mestiere, l’illusionismo, diventa in verità la sua vita: i ruoli cambiano continuamente, la morte è sempre sullo sfondo e le capacità razionali sono ridotte al minimo.

Certo, Boileau-Narcejac non arrivano a toccare i livelli supremi che raggiungeranno qualche anno più tardi con I diabolici, ma già forniscono qualche indizio sul loro modo di concepire il noir: più che i fatti, ne Le incantatrici conta il modo in cui l’umano reagisce ad essi, conta la psicologia, la mente spinta al limite. Siete pronti a cominciare questo gioco?

“Non può essere vero” pensava Doutre; e invece sì, era proprio vero, dal momento che all’improvviso aveva voglia di stringerle tutt’e due fra le braccia, di affondare la fronte, le guance nella massa vaporosa dei loro capelli.
Donato Bevilacqua
L'autore

Laureato in comunicazione multimediale all'università di Macerata, mi occupo da anni della sezione letteratura de La Bottega di Hamlin. Coordino la redazione di vari magazine online e collaboro con enti, istituzioni ed associazioni per l'organizzazione di eventi e la promozione del territorio.