Agatha Christie – Dieci piccoli indiani

VOTO 9.0
La recensione di "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie, scomparsa 40 anni fa, il 12 gennaio 1976.

Quel niggers del titolo pare non sia andato proprio giù. E, in fondo, siamo tutti d’accordo nel dire che “negro” è un termine dispregiativo, così come lo affermarono prima di noi, nel 1825, gli abolizionisti americani, che lo etichettarono come razzista. Per questo i “ten little niggers” di Agatha Christie divennero “dieci piccoli indiani”. Addirittura, nelle edizioni americane il titolo del romanzo fu modificato in …And then there where none, poi ripreso anche nella versione italiana (… E poi non rimase nessuno, appunto), pubblicata nel 1946 nella collana Il Giallo Mondadori. Solo nel 1977 in Giallo Cinema – che riproponeva romanzi da cui erano stati tratti dei film –, l’opera venne intitolata Dieci piccoli indiani, e così continuò a chiamarsi anche in seguito.

Eppure è proprio una Nigger Island il luogo in cui si svolge la storia. Dieci perfetti estranei vengono invitati a soggiornare presso la villa di uno sconosciuto gentiluomo. Hanno tutti motivi diversi per andarci e accettare quell’invito. Ma quando arrivano alla magione, ad attenderli trovano solo una poesia e una voce sinistra (esattamente la Voce), che, a turno, li accusa di essere degli assassini, ciascuno di un delitto diverso.

Giallo che disorienta e un po’ confonde, Dieci piccoli indiani necessita di tutta l’attenzione e l’intelligenza del lettore, così da decifrare l’astuto piano messo in piedi dall’assassino invisibile. Perché c’è un colpevole alla fine, ma è anche vero che l’epilogo del romanzo riserva delle sorprese del tutto inaspettate. Man mano che si prosegue nella lettura, la vicenda assume toni sempre più surreali, al limite dell’impossibile. Ma questa volta non ci sono le brillanti menti di Hercule Poirot e Miss Marple a sbrogliare la matassa, solo un’inquietante filastrocca, portatrice di un oscuro presagio di morte: sì, perché dei «dieci poveri negretti» alla fine «nessuno ne restò». Ma se su dieci, dieci sono destinati alla morte, chi è l’omicida? Ma, soprattutto, dove si nasconde?

Se ristabilire l’ordine è il punto verso cui muovono tutte le opere della Christie, in Dieci piccoli indiani il tema è ancora più forte, proprio perché l’entità invisibile, la Voce responsabile della lunga catena di crimini nel libro, sembra agire in nome della giustizia contro dei delitti rimasti per troppo tempo impuniti. I dieci bersagli iniziali diventano carnefici di se stessi, le cui azioni non fanno altro che attuare fino in fondo il progetto di morte che li vede protagonisti. Scopriremo che in questo libro non esiste il soprannaturale, il boia è un individuo in carne e ossa, e quei dieci piccoli indiani sono davvero tutti colpevoli di un reato e, per questo, destinati a pagare le loro colpe con la vita.

Vera salì sulla sedia, con gli occhi fissi nel vuoto. Si mise il cappio intorno al collo. Hugo era lì, a vedere che lei facesse quello che doveva fare.
Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».