AA.VV. – Fiabe lapponi

VOTO 8.0
In Lapponia c’è la slitta al posto della carrozza, i personaggi si muovono in spazi ampi, selvaggi, ben diversi dal «paesaggio campagnolo danese», la morale delle storie è spesso amara e l’eroe non avveduto paga per i suoi errori.

Quali elementi indicano con precisione l’identità nazionale di un Paese? Abitudini, usi, costumi. Oppure la lingua, soprattutto la lingua. O, ancora, le fiabe. Sì, perché la storia di un popolo passa anche attraverso i suoi miti e le leggende. Di recente pubblicato da Iperborea, Fiabe lapponi è solo il primo volume di una serie dedicata alle fiabe scandinave, a cura di Bruno Berni. Fiabe di cui abbiamo avuto una prima testimonianza scritta nell’Ottocento, anche se la loro diffusione orale è avvenuta sicuramente molto prima, in epoche antiche; poi, grazie ai fratelli Grimm, alla fiaba popolare tramandata oralmente venne riconosciuto un certo valore letterario, una riscoperta che ha inciso sul desiderio d’indipendenza  (linguistica e culturale) dei vari popoli europei. La sopra citata questione dell’identità nazionale, poi, in Scandinavia era particolarmente sentita: pensiamo solo alla Norvegia, indipendente dalla Danimarca dal 1814, dopo quattrocento anni di dominio, alla sua necessità di ritrovare una propria lingua nazionale, fino a quel momento fortemente influenzata dal danese (c’è da dire che la Norvegia fu ceduta dalla Danimarca alla Svezia e solo nel Novecento venne riconosciuta la sua piena indipendenza). Furono gli studiosi Peter Christen Asbjørnsen e Jørgen Moe a raccogliere e pubblicare per la prima volta le fiabe norvegesi, definite dallo stesso Jacob Grimm «le migliori che esistono».

Quando si parla di Lapponia si intende una vasta area geografica che comprende le regioni settentrionali di Norvegia, Svezia, Finlandia e anche un pezzettino di Russia, la penisola di Kola. Gli abitanti sono i Sami (o lapponi). Facciamo riferimento, quindi, all’estremo Nord, dove in passato – e probabilmente anche ora – le condizioni di vita non erano di certo facili, a causa del clima e della natura, spesso crudele. Nelle fiabe lapponi ci sono cacciatori, demoni, principesse, giganti, orchi, come nelle migliori tradizioni popolari, anche se quelle lapponi si distinguono dalle altre fiabe scandinave per diversi particolari: come evidenziato dallo stesso Berni «simili sono i temi, diversi sono i personaggi, come lo Stallo lappone è diverso dal gigante svedese, e diversa è appunto l’atmosfera». In Lapponia c’è la slitta al posto della carrozza, i personaggi si muovono in spazi ampi, selvaggi, ben diversi dal «paesaggio campagnolo danese», la morale delle storie è spesso amara e l’eroe non avveduto paga per i suoi errori.

Così pur nelle somiglianze e anche se, per esempio, la fiaba La fanciulla che cercava i suoi fratelli ricorda I cigni selvatici di Andersen, conta il modo in cui le fiabe lapponi sono state narrate, ossia la maniera «in cui un popolo vede se stesso e di come, in fondo, vorrebbe essere visto dagli altri». Così il “C’era una volta…” delle terre del Nord aiuta a penetrare nell’anima di una popolazione a lungo dimenticata, che, dopo aver ritrovato una propria voce, ha rivendicato con forza le sue radici, emancipandosi da una condizione di minoranza nomade e sottomessa.

"Perchè sei così triste?" "Una volta che era in pericolo in mare, papà mi ha promessa a un gigante, e quello oggi verrà a prendermi", rispose lei.
Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».