AA.VV. – Fiabe danesi

VOTO 8.0
Nella raccolta "Fiabe danesi" si va oltre Andersen, facendo un passo indietro, quando la Danimarca riscoprì il suo patrimonio di fiabe, proprio nel momento in cui la tradizione orale andava scomparendo.

Se diciamo “fiabe danesi”, a che cosa pensate? Ad Hans Christian Andersen, ovvio. Il quale ha scritto fiabe conosciutissime e impresse nella memoria collettiva, ma che non sempre i lettori riconducono automaticamente alla sua produzione. Tuttavia, almeno una volta nella vita, tutti abbiamo letto o ascoltato I vestiti nuovi dell’imperatore, La principessa sul pisello, La regina delle nevi o la storia dei Dodici cigni. Conoscete queste fiabe e, sì, tutte portano la firma di Andersen. Ma tali storie hanno origini molto più antiche: gli scritti di Andersen mutuano materiale dal folklore popolare, da racconti già esistenti che, talvolta, vengono mantenuti tali e quali, mentre in molte altre occasioni costituiscono lo spunto dal quale partire per imbastire altre storie.

Grazie a scrittori come Andersen la fiaba non fu più solo un racconto da tramandare oralmente, ma diventò parte fondamentale della tradizione letteraria di una nazione. Inoltre, le fiabe dello scrittore danese presentano una particolarità rispetto a quelle altrettanto famose dei fratelli Grimm: esse derivano in buona parte dalla fantasia del loro autore e non sono delle mere trascrizioni, come nel caso delle storie raccolte dalla coppia di fratelli tedeschi. Le fiabe di Andersen non appartengono solo alla memoria del popolo, ma anche a quella privata dell’autore: sono i racconti che il piccolo Hans Christian ascoltava da bambino e che, tramite la sua fantasia, sono stati arricchiti di nuovi particolari, assumendo caratteristiche specifiche note ai lettori contemporanei.

Nella raccolta Iperborea Fiabe danesi, curata e tradotta da Bruno Berni, si va oltre Andersen, facendo tuttavia un passo indietro, partendo cioè dagli inizi dell’Ottocento, quando la Danimarca riscoprì il suo prezioso patrimonio di fiabe, proprio nel momento in cui la tradizione orale andava scomparendo. Il volume contiene le versioni originali di alcuni racconti che hanno ispirato autori come il sopra citato Andersen: Gli undici cigni, per esempio, la fiaba che apre la raccolta, è stata poi rielaborata da Andersen ne I cigni selvatici, con protagonisti una giovane di nome Elisa e i suoi undici fratelli, trasformati in cigni dalla maledizione della loro matrigna. Per quanto riguarda le storie de La fanciulla con la pelliccia di topo e Il ragazzo coraggioso, invece, esse giungono dalla tradizione orale dello Jutland, così come La tovaglia e la bisaccia, Il soldatino della fortuna, Il campo calpestato, Pan per focaccia e Il folletto della montagna e il temporale.

Fiabe danesi è il secondo volume del ciclo Iperborea dedicato alle fiabe nordiche, inaugurato con Fiabe lapponi lo scorso anno. In attesa delle fiabe svedesi e di quelle norvegesi, consigliamo di recuperare questo volumetto che raccoglie il meglio della tradizione danese. Perché le fiabe sono uno specchio per capire meglio non solo le tradizioni e la cultura, ma anche lo spirito di un Paese: ciò che più un popolo ama o teme prende forma e, grazie alla fantasia, attraversa i secoli, si trasforma, racconta, in questo caso, ciò che la Danimarca è stata e che in fondo, in parte, ancora è.

C'era una volta un nobile che aveva un'unica figlia e la portò all'interno di una grande montagna perché vi restasse finché c'era guerra nel Paese...
Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».